Jan_Corona

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Il Legno

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La Scultura:

Anche se me la sentivo nell'anima è entrata a far parte della mia vita nell'estate del 2001 quando ho iniziato a scolpire da autodidatta i primi oggetti di legno.
Per me scolpire e come entrare in un altra dimensione dove i pensieri si materializzano, raccontano storia passata presente e futura di vita vissuta e quella da vivere; entrare in un mondo fatto di legno, profumi, suoni sensazioni istinti primordiali che fanno esaltare i nostri sensi oltre ogni limite immaginabile.
La scultura non è solamente il battere ritmico come un musicista che crea una dolce melodia, ma è lo scandire del nostro tempo della nostra vita, un modo per esprimersi per comunicare con quello che ci circonda. Scolpire non è solamente il modellare la materia, ma è entrare nella materia, fondersi insieme, unire le proprie forze per andare avanti,cercando di capire i propri limiti e superarli.
Io penso che la scultura sia quel messaggio che mi dice che le radici lasciate a erto dopo il disastro del Vajont, sono ritornate a far parte di me, e a continuare insieme quel cammino un tempo interrotto.

"Alberi, figli della madre terra, guardiani del tempo e del mondo. Non chiedono niente o nulla se non di vegliare: e far sì che la vita continui."


 

Un tempo, per il contadino montano valcellinese la stagione invernale non rappresentava solamente l'arrivo del freddo e il diminuire delle ore di sole, era il momento in cui la natura a riposo concedeva spazio per potersi dedicare alla casa, ai lavori di manutenzione ed inoltre, a qualche lavoro di falegnameria come attrezzi agricoli, oggetti d'uso, ecc...

L'intaglio a punta di coltello diventa una decorazione che, ogni contadino artigiano, esegue per personalizzare i propri lavori creando dei simboli religiosi o di buon'auspicio, incidendo la data di costruzione, le proprie iniziali o una dedica per chi utilizzerà l'oggetto. Aiutandosi con gli scalpelli e le sgorbie aggiunge sugli oggetti di comune uso casalingo delle figure zoomorfe, delle scene di vita contadina o di alpeggio, e in qualche occasione crea delle sculture vere e proprie che non possiedono un'utilizzo pratico ma soddisfano il piacere estetico.

Questa pratica era eseguita anche nelle veillà, le serate di comunione trascorse dalle famiglie nelle stalle dalle temperature miti, luogo in cui ci si incontrava per passare qualche ora in allegria e dove la comunità condivideva racconti, canti, tradizioni e dove nascevano le prime simpatie, i primi amori, dove si condivideva la gioia per la nascita di un bambino in una famiglia. Una parte dei manufatti eseguiti durante l'inverno veniva poi venduta per ricavarne una piccola fonte di reddito di aiuto per il sostentamento della famiglia.

 
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